Brasile: joint venture e questioni doganali

Come gestire l'import-export in Brasile dopo aver effettuato un investimento in forma di joint venture di produzione/distribuzione? Scopriamolo attraverso un caso concreto...

DAZI E IMPOSTE

Sulle importazioni in Brasile incidono, in generale, le seguenti imposte:

  • Imposta di Importazione I.I. (dazio)
  • Imposta sui prodotti industrializzati I.P.I. calcolata sul valore CIF (valore della fattura commerciale + costo trasporto + assicurazione internazionale) + dazio (l’aliquota dell’IPI varia dal 10% al 20% a seconda dei prodotti)
  • PIS e COFINS: il calcolo di tali imposte nell’importazione (la metodologia di calcolo è diversa per i prodotti fabbricati in Brasile) è piuttosto complesso e dipende da un grande numero di variabili che includono, oltre al valore CIF della merce, il dazio, l’IPI, l’ICMS e altre tasse inerenti allo sdoganamento.

PIS = c x ( VA x X + D x Y )
COFINS = d x ( VA x X + D x Y )
X = [1 + e x [ a + b x (1 + a) ] ] / (1 – c – d – e)
Y = [ e ]/ (1 – c – d – e)
VA = Valore CIF della merce

a = dazio
b = IPI (imposta sui prodotti industrializzati)
c = aliquota del PIS nell’importazione = 1,65% (nella maggior parte dei casi)
d = aliquota del COFINS nell’importazione = 7,6% (nella maggior parte dei casi)
e = ICMS (imposta sulla circolazione delle merci e dei servizi)
D = tassa per l’apertura della pratica di sdoganamento (R$ 40,00) + (se il trasporto viene realizzato per via marittima) AFRMM.

  • L’Imposta sulla Circolazione delle Merci e dei Servizi ICMS è paragonabile all’IVA. Viene calcolata sul valore CIF + dazio + IPI + Altre Spese di Sdoganamento/Imposte e sull’ICMS stessa (detto calcolo “sotto cento”). È un’imposta statale (ovvero dello Stato membro della Federazione), che incide su tutti i livelli dell’operazione di vendita, dal produttore fino al consumatore finale. L’ICMS è dovuta/pagata dal fabbricante e/o commerciante; l’aliquota ICMS varia da uno Stato all’altro della Federazione brasiliana, con oscillazioni che vanno dal 7% al 18% (a San Paolo, per la maggior parte dei prodotti, le aliquote variano dall’8,8% al 18%).
  • L’Addizionale sul Nolo Marittimo AFRMM (Adicional de Frete para Renovacão da Marinha Mercantil) è un’imposta del 25% sul valore del nolo marittimo. In base a una recente disposizione doganale, l’aliquota del 25% viene applicata non solo al puro nolo marittimo, ma anche a tutte le spese in qualche modo collegate al trasporto marittimo, incidendo quindi anche sul trasporto terrestre o ferroviario all’origine, sui costi di messa a bordo e magazzinaggio all’origine ecc. (è quindi molto importante consultare preventivamente uno spedizioniere con base in Brasile per sapere cosa menzionare nei documenti di imbarco).

Tranne l’Imposta di Importazione, tutte le altre sono recuperabili.

Documenti richiesti dalla dogana:

  • dichiarazione doganale di importazione
  • dichiarazione di valore doganale (per mezzo di fatture proforma, lettere, fax, telex, telegrammi, ordini d’acquisto o contratti)
  • licenza di importazione
  • documento originale d’imbarco (Airway Bill per le spedizioni aeree o Bill of Lading per le spedizioni via mare)
  • fattura commerciale
  • packing list
  • certificato d’origine.

PIANIFICAZIONE DOGANALE

Consideriamo il caso di una nuova Joint Venture integrante un partner italiano, che opera nella produzione e distribuzione di prodotti plastici (contenitori stampati per l'elettronica).

Se la Joint Venture intende servirsi del partner brasiliano per parzialmente produrre in Brasile e, principalmente, distribuire nel Mercosur, Nord America e Brasile - allora si deve ricercare:

  • l’individuazione dell’origine più utile alla penetrazione nei mercati del Mercosur, del Nord America e del Brasile, dei “prodotti finiti” da produrre e distribuire
  • un’ottimizzazione del carico doganale e fiscale sulle materie prime (input) e sugli stampi e semilavorati importati in Brasile, decidendo, in alternativa, se integrare il prodotto finito con granulo di plastica brasiliano o di provenienza Mercosur.

Le tre variabili su cui impostare la pianificazione doganale sono quindi:

  1. la regola d’origine, per il prodotto finito e/o per gli input (brasiliani, Mercosur, o europei?)
  2. il dazio e le tasse di importazione sullo stampo
  3. il dazio e le tasse di importazione sul semilavorato.

PIANIFICAZIONE DELLA REGOLA D’ORIGINE

Il Brasile è membro (insieme ad Argentina, Paraguay e Uruguay) del Mercosur, il quale ha anche accordi di associazione con Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador e Perù.

L’importazione interna al Mercosur è esente da dazio, purché il prodotto abbia origine nell’area. In altre parole ogni importazione avente origine dal Mercosur è esente, purché si sia in possesso di un certificato d’origine localizzato in uno dei paesi dell’area.

Le regole di attribuzione dell’origine sono basate su un minimo di valore aggiunto locale e sul cambio di classificazione del dato prodotto.
L’origine delle merci dipende in Brasile dal processo di manifattura in loco, senza riguardo alla nazionalità del venditore della merce.

Il cambio d’origine richiede:

  • sia una variazione nella classificazione fiscale-doganale del prodotto esportato, dopo comparazione con le componenti originarie
  • sia un minimo di valore aggiunto (del 60% nella maggioranza dei casi), salvo che un minore apporto sia determinato per il singolo prodotto o sia fissato dal dato trattato commerciale.

Pertanto l’approvvigionamento di input o materie prime in Brasile o nel Mercosur:

  • sarebbe esente da dazi o soggetto a minore tassazione
  • concorrerebbe, da subito, alla manifattura locale quale fattore di origine brasiliana del prodotto (con i noti benefici ai fini dell’esportazione).

Nello stesso modo il prodotto finito realizzato in Brasile, con regola d’origine locale, potrebbe essere esportato nei paesi Mercosur in regime di esenzione.

REGIMI DOGANALI SPECIALI PER MATERIE PRIME E SEMILAVORATI

Posto che i semilavorati e le materie prime debbano essere sempre importati dall’Europa, o che lo stesso approvvigionamento di materie prime debba avvenire mediante importazione da paesi terzi estranei al Mercosur, allora si prospettano vari regimi doganali speciali per attuare la minimizzazione del dazio e delle imposte di importazione su materie prime e semilavorati.

Le componenti e i semilavorati potrebbero beneficiare dei seguenti quattro regimi:

  1. drawback
  2. esportazione fittizia
  3. magazzino doganale
  4. zona franca di Manaus.

1. Drawback ed esportazione in Nord America e Mercosur

La neo joint venture (JV) potrebbe importare i beni secondo il regime di drawback, che permette l’esenzione dal dazio, da IPI, PIS e COFINS (vi sono anche benefici sulla ICMS) sui semilavorati, verosimilmente anche sugli stampi e sulle materie prime occorrenti per la produzione e provenienti dall’estero (fuori dal Mercosur).

Il regime di esenzione è concesso se la produzione è a fini di esportazione e si richiede un minimo livello di manifattura a livello locale.

Se ora la JV vendesse il prodotto realizzato con materie prime, semilavorati e stampi (già esenti, a causa del drawback), a un compratore straniero realizzerebbe un’esportazione, con regola d’origine brasiliana, virtualmente esente da tasse e dazi d’uscita, già ottimale per la vendita nel Mercosur e i paesi del Nord America (i quali hanno vari accordi commerciali con i paesi Mercosur).

Tuttavia, il drawback sarebbe inutilizzabile per la distribuzione dei prodotti sul mercato Brasile, appunto perché pre-ordinato solo all’esportazione.

2. Esportazione fittizia

La distribuzione in Brasile dei prodotti realizzati con materie prime, stampi e semilavorati locali o di provenienza può realizzarsi anche con una esportazione fittizia (exportação fícta).

Il regime di esportazione fittizia consente che la JV venda il prodotto finale, rifinito in Brasile dalla stessa JV, a un soggetto non-residente (persona fisica o società non brasiliani), il quale compra il prodotto in moneta straniera e:

  • lo incorpora totalmente a un suo bene (del non-residente) che già si trovi nel territorio
  • lo fa consegnare dal venditore brasiliano (la JV) a un grossista brasiliano che ha predisposto un deposito doganale privato on consignment (c.d. regime de loja franca)
  • lo fa consegnare dal venditore (JV) a una società brasiliana controllata o collegata (del non-residente), incaricata di distribuire i prodotti in Brasile a rivenditori e clienti finali.

In tutti casi, a fini fiscali, doganali, valutari, assicurativi e di trasporto, i beni non escono dal Brasile e sono immessi sul mercato come se, invece, fosse avvenuta un’esportazione.

L’esportazione fittizia, tuttavia, produce anche il suo effetto tipico: esenzione fiscale, valutaria, doganale.
In pratica, è avvenuta un’esportazione fittizia, i beni sono venduti a un non-residente, che li paga in valuta straniera convertibile, ma i beni non lasciano il paese.

3. Magazzini doganali

La disciplina dei magazzini doganali (entreposto aduaneiro) è un regime doganale, che consente una importazione di prodotti e il loro mantenimento in deposito, all’interno di apposite strutture autorizzate (i magazzini doganali, appunto), in sospensione di dazio e sotto controllo doganale.

I magazzini doganali si trovano all’interno delle strutture doganali di porti, aeroporti o interporti (“porto seco” detto anche “dry port” sono spazi collegati, per via ferroviaria o stradale, a strutture doganali in cui si svolgono gli stessi servizi di una struttura doganale).

L’importatore dovrà fare la richiesta di deposito della merce importata in un magazzino doganale, usando il sistema Siscomex (software statale per il registro delle richieste di importazioni). Solo i cosiddetti “despachantes aduaneiros”, intermediari abilitati a realizzare le operazioni di sdoganamento, hanno il permesso di accedere al Siscomex.

All’interno di taluni magazzini doganali sono consentite attività industriali, tra cui l’assemblaggio ed il montaggio di componenti per la realizzazione di un prodotto finale montato; in tali casi la struttura è definita “aeroporto industrial”, o “plataforma portuária industrial” (porto ou instalação portuária) o “porto seco industrial”.

La merce collocata in un magazzino doganale potrà beneficiare di tale regime per la durata di un anno, prorogabile di un altro anno, fino ad un massimo di tre anni.

Quando il prodotto finale, il quale è stato montato all’interno di un magazzino doganale utilizzando dei componenti di origine straniera, è poi destinato al mercato interno brasiliano, esso sarà assoggettato al pagamento del dazio per i componenti che non sono di origine nazionale.

4. Zona franca di Manaus

La principale zona franca del paese è la zona franca di Manaus (ZFM), creata attraverso la legge n. 3.173 del 6 giugno 1957 e ratificata con il decreto-legge n. 288 del 28 febbraio 1967. La sua amministrazione è coordinata da una agenzia di sviluppo regionale, la SUFRAMA.

La ZFM è un’area di libero commercio creata allo scopo di favorire lo sviluppo di una regione penalizzata dalle grandi distanze dai principali centri commerciali. La sua vigenza è prevista fino al 2013.

Le esenzioni fiscali e doganali concesse alle aziende appartenenti al ZFM comprendono:

  • il dazio d’importazione per i prodotti destinati al consumo dentro la ZFM, oppure la riduzione dello stesso quando si tratti dell’importazione di materie prime o componenti destinati all’industrializzazione nella ZFM per successiva esportazione (si tenga conto che solo una parte della produzione potrà essere rivolta al mercato interno brasiliano mentre la rimanente dovrà essere riesportata)
  • l’IPI, PIS e COFINS sui prodotti importati da aziende ubicate nella ZFM
  • l’IR - imposta sui redditi per un periodo di 10 anni
  • l’ICMS sui prodotti oriundi di altri stati brasiliani e destinati al consumo nella ZFM
  • l’ISS - imposta sui servizi.

È necessario presentare a SUFRAMA la richiesta di approvazione dell’operazione di investimento in cui sia previsto un processo minimo di lavorazione locale.

Avv. Francesco Misuraca