Quali prospettive per il traffico marittimo?

La globalizzazione, le navi in grado di trasportare oltre 10mila container, la concorrenza Suez - Panama e i sistemi logistici portuali sempre più efficaci stanno modificando le tradizionali logiche del trasporto marittimo.

Le previsioni

Secondo le previsioni dell’Ocean Shipping Consultants Limited, nel periodo 2004/2015 la movimentazione container dovrebbe crescere:

  • in Estremo Oriente del 90%
  • nelle Americhe del 91%
  • in Europa dell’88%
  • nel resto del mondo del 132%.

Nel 2008 saranno consegnate nel mondo 1.995 navi: 718 tanker, 62 metaniere, 92 gasiere, 403 bulk carrier (navi da carico secco), 457 portacontainer, 189 multipurpose, 19 Ro-Ro, 45 traghetti e 10 unità da crociera (fonte: Il Sole 24 Ore).

La sfida Panama - Suez

Le merci asiatiche, in particolare quelle cinesi, dirette verso la costa orientale degli USA stanno saturando il Canale di Panama (lungo 77 Km, consente meno di trenta passaggi al giorno).
Per far fronte alla situazione le autorità portuali hanno iniziato ad allargare le chiuse, ma i lavori dovrebbero concludersi non prima del 2015.

Nel frattempo alcune compagnie marittime orientali, malgrado la distanza sia maggiore, hanno iniziato a utilizzare il Canale di Suez (lungo 163 Km, ma senza chiuse) per raggiungere la costa orientale degli Stati Uniti.
Suez, rispetto a Panama, consente il passaggio di navi più grandi ed è meno congestionato. E, in particolare per le merci che partono dal Sud-Est asiatico (più vicine rispetto a quelle imbarcate in Estremo Oriente), Suez rappresenta una valida alternativa.

Potrebbe essere l’India, che ha una modesta tradizione marittima ma notevoli prospettive di sviluppo economico-commerciale, a consacrare il rilancio del Canale di Suez e delle rotte mediterranee.

Europa

L’Europa rappresenta il 40% della flotta mondiale, gestisce un flusso di 3,5 miliardi di tonnellate di merci e ha l’80% delle grandi città che sorgono entro un raggio di 180 Km dal mare.

Gli scali del Nord sono i più competitivi. Ai primi posti della classifica per merci movimentate troviamo infatti Rotterdam, Amburgo, Anversa e Brema.
Seguono, a una certa distanza, Algeciras, Gioia Tauro, Valencia, Barcellona e Genova.

Ma saranno gli scali mediterranei a sfruttare maggiormente il rilancio del canale di Suez. E i porti italiani hanno un’occasione storica. A patto che sappiano attrezzare anche gli entroterra e la rete ferroviaria per garantire collegamenti adeguati con il territorio.

Italia

Il nuovo terminal container di Genova sarà in grado di stoccare 18.500 container Teu (lungo 6 metri) e di movimentarne 800mila all’anno. Le acque antistanti saranno portate entro tre anni a una profondità di 17 metri in modo da poter ospitare anche le navi da 150mila tonnellate.

Ma in parallelo dovrà sorgere anche, nella pianura alessandrina al di là dell’Appennino, un centro di smistamento dei container. E senza il terzo valico ferroviario sulla linea Genova - Milano il progetto di rilancio risulterebbe compromesso.

Nel porto di Napoli - che gestisce insieme a Genova il maggior numero di linee dirette con l’Estremo Oriente, in particolare con la Cina - le merci movimentate negli ultimi due anni sono cresciute più del 15%.
E con il nuovo terminal di levante, Napoli sarà in grado di competere direttamente con i grandi scali del Nord Europa.

Enrico Forzato
Newsmercati