Federazione Russa: situazione economica primo bimestre 2010

Nel 2009 la Federazione Russa ha sofferto la crisi internazionale (calo del Pil del 7,9% e della produzione industriale del 10,8%), ma ha cominciato a riprendersi rapidamente già a dicembre.

Per il 2010 le previsioni di crescita variano dal prudenziale + 1,3% del ministero dello Sviluppo Economico al più ottimistico 3,8% della Sberbank (la Cassa di Risparmio russa).

Gli effetti della crisi internazionale

Il raffreddamento dell’economia ha contribuito a ridurre l’inflazione al 7,5% annuo (contro il 13,3% del 2008). Rispetto al 2008 sono calati i consumi (-3,6% contro il 13,5% di crescita del 2008) e i redditi reali del 5%. La disoccupazione è al 9%.

A livello regionale, le aree più colpite dalla crisi sono state la Russia centrale e la Valle del Volga, culle della produzione industriale, in particolare nel settore metalmeccanico e automobilistico.

Le regioni che hanno tollerato meglio la crisi, e anzi hanno accresciuto produzione industriale e commercio, sono state quelle dell’area della Siberia centro-Orientale e dell’Estremo-Oriente, a causa della vicinanza e dell’influenza positiva dell’economia cinese.

Il programma russo anticrisi ha:

  • sostenuto principalmente le grandi banche e alcune specifiche imprese
  • aumentato le spese sociali per salari e pensioni
  • riconosciuto il sussidio di disoccupazione anche a chi ha accumulato meno di 26 settimane di contributi.

Tali misure hanno si accresciuto il disavanzo pubblico, ma le riserve valutarie di 473 miliardi di dollari continuano ad essere le terze nel mondo e la bilancia commerciale è in attivo di oltre 120 miliardi di dollari.

La crisi ha rotto una certa unità della emergente classe media, facendo scivolare un’intera fascia di famiglie verso quella che potremmo chiamare “la classe economica dei consumi”, in grado cioè di acquistare senza problemi il necessario, ma non abbigliamento caro, elettrodomestici, automobile, appartamento… e che copre oggi il 55% della popolazione (contro un 10% di “poveri”, un 1,5% di ricchi, e il rimanente 33,5% della vecchia classe media meno toccata dalla crisi).

Le imprese russe produttrici e commerciali più accorte reagiscono alla situazione con una decisa penetrazione nei mercati delle città più piccole. Oltre alle due metropoli, Mosca e San Pietroburgo, in Russia vi sono 9 città con più di 1 milione di abitanti e quasi 200 città con più di 100 mila abitanti che rappresentano la nuova frontiera del business.

Cambiano anche i prodotti offerti, con una visibile tendenza alla sostituzione delle importazioni dall’Occidente, che sono diminuite del 45% nel 2009. Il “Made in Russia” torna protagonista nei mercati interni, con nuovi prodotti a basso costo sia nel settore alimentare, sia in quello industriale, come chimica o metalmeccanica, dove operano varie nuove società dinamiche che incominciano ad aver successo.

Produzione industriale

La produzione complessiva di greggio a marzo 2010 ha raggiunto il record di 10,12 Mbbls/d (la Russia non fa parte dell’OPEC e non ne segue le regole). Nel campo petrolifero sono stati effettuati investimenti pubblici per $ 4.140 mld e investimenti privati per $ 5.160 mld.

Nel 2009 la Russia ha limitato l’estrazione di gas naturale (-12,4%), allo scopo di far salire la domanda e di conseguenza i prezzi interni, ancora legati al periodo sovietico (il prezzo del gas alla popolazione nei prossimi due anni dovrebbe crescere del 20%).

A livello settoriale, rispetto al 2008, hanno sofferto meno della crisi economica l’alimentare (-0,5%), l’agricoltura, carbon coke - petrolchimica (-0,6%) pelletteria e calzature (-2,0%) e la chimica (-5,4%).

Una riduzione maggiore si è avuta invece nella industria delle materie plastiche (-12,2%), nella metallurgica (-13,9%), nel tessile e abbigliamento (-15,8%) e nella lavorazione del legno e prodotti del legno (-17,7%).

Hanno registrato un calo ancora più pesante la metalmeccanica (-28,4%), l’elettrotecnica, elettronica e ottica (-31,6%) e i mezzi di trasporto (-38%).

Nel primo trimestre 2010 rispetto al primo trimestre 2009 la produzione industriale è aumentata del 5,8%. In particolare:

  • l’estrazione di minerali è cresciuta del 6,7%
  • l’industria manifatturiera del 5,2%
  • la produzione di plastica del 24,0% e quella di gomma sintetica del 64,4%
  • la produzioni di autovetture del 56,3%.

Commercio estero

A gennaio-febbraio 2010 il commercio estero della Russia è stato pari a 85,2 miliardi di dollari Usa, cioè il 41% in più rispetto a gennaio-febbraio 2009. L’esportazione è stata pari a 58,5 miliardi (+60,2% rispetto ai primi due mesi del 2009) e l’importazione è stata pari a 26,8 miliardi di dollari, cioè l’11,7% in più rispetto ai primi 2 mesi 2009.

Il saldo della bilancia commerciale è stato quindi pari a +31,7 miliardi di dollari (nel gennaio-febbraio 2009 era stato invece pari a +12,5 miliardi di dollari).

Nel primo bimestre 2010 le esportazioni russe di petrolio greggio sono aumentate del 75,2% e quelle di gas naturale del 73,7 percento.

L’interscambio commerciale con i paesi dell’Unione Europea nei primi 2 mesi del 2010 è aumentato del 52,6% rispetto ai primi 2 mesi del 2009 e costituisce il 53,3% di tutto l’interscambio commerciale russo. All’interno dell’Unione Europea:

  • l’Olanda ha una incidenza del 10% sul totale interscambio
  • la Germania 8,3%
  • l’Italia 6,7%
  • la Polonia 4,5%
  • la Francia 3,3%.

La Cina nei primi 2 mesi 2010 ha una incidenza sull’interscambio totale della Russia pari all’8,8%, l’Ucraina del 5,4%, la Turchia del 4,8% e la Bielorussia del 4,3 percento.

Interscambio commerciale con l’Italia

La maggiore incidenza sulle esportazioni italiane in Russia nel 2009 continuano ad averla i prodotti della industria manifatturiera con il 98,5% pari a 6.383 milioni di euro (nel 2008 l’incidenza era del 99,0% ed erano state pari a 10.365 milioni di euro).

Con il 26,9% del totale (1,744 miliardi di euro) al primo posto sono le macchine e apparecchi meccanici. I prodotti della industria tessile e abbigliamento con 1.563 milioni di euro costituiscono il 24,1%.
Terza per valore è la voce mobili con 562,895 milioni di euro e una incidenza dell’8,7%, seguono poi metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, con una incidenza del 7,5%, pari a 488,345 milioni di euro.
Vengono poi gli apparecchi elettrici di precisione con 420,499 milioni di euro e il 6,5% del totale, seguiti da articoli in gomma e materie plastiche con 339,546 milioni di euro e una incidenza del 5,2 percento, e da prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali con 328,785 milioni di euro e una incidenza del 5,1%.
Ottava voce è quella degli alimentari con 268,867 milioni di euro e il 4,1 percento. Da sole queste otto voci coprono l’88,1% dell’esportazione italiana in Russia.

I mezzi di trasporto con 167,629 milioni di euro e una incidenza del 2,6% sono la nona voce, seguita da legno e prodotti in legno, carta e stampa, escluso mobili, con 158,761 milioni di euro e il 2,4% del totale.

Per quanto riguarda le importazioni italiane dalla Russia la voce da sempre maggiore è quella dei minerali energetici (petrolio e derivati, gas naturale, carbone, etc.) con una incidenza del 77,6% nel 2009 (nel 2008 era del 71,2%), seguita dai prodotti dell’attività manifatturiere con il 21,9% (nel 2008 27,7%).

Anche gli investimenti stranieri diretti sono ripartiti, con un +4,4%, dopo un disastroso 2009 che ha registrato -41%.

A cura dell’Ufficio Promos di Mosca