CCC: il marchio obbligatorio per vendere in Cina

La normativa CCC (China Compulsory Certification) presidia una vasta gamma di prodotti con l’obiettivo di garantire la tutela della salute, la protezione dell’ecosistema, la salvaguardia della sicurezza. Si applica sia ai beni prodotti localmente, sia a quelli importati.

La Cina continua ad aumentare il numero di prodotti che, per essere commercializzati, devono sottostare a precise disposizioni tecniche. L’intero sistema normativo fa capo a uno specifico Ente dello Stato, la CNCA (Certification and Accreditation Administration) che si avvale però, per la stesura delle norme specifiche, di un organismo operativo denominato China Quality Certification Centre (CQC).

CQC si occupa anche di definire le procedure per il rilascio del marchio obbligatorio che deve essere apposto su tutte le categorie merceologiche coperte dalle normativa. Le famiglie di prodotto che devono sottostare alle procedure di certificazione CCC ed esporre il corrispondente marchio sono:

  1. Telefoni cellulari
  2. Cavi e fili elettrici
  3. Componenti a basso voltaggio per uso domestico e industriale
  4. Piccoli motori elettrici
  5. Apparecchi elettrici
  6. Saldatrici
  7. Elettrodomestici
  8. Apparecchi audio e video
  9. Apparecchi Itc
  10. Apparecchi di illuminazione
  11. Terminali tlc
  12. Veicoli e componenti
  13. Caschi per moto
  14. Cinture di sicurezza
  15. Pneumatici
  16. Vetri sicurezza
  17. Macchinari agricoli
  18. Prodotti in lattice
  19. Apparecchiature medicali
  20. Sistemi antincendio
  21. Sensori e apparecchiature antintrusione
  22. Reti LAN
  23. Giocattoli
  24. Apparecchiature e Sistemi informatici.

Va rilevato che le ‘macro’ categorie merceologiche sono poi suddivise in sottocategorie specifiche di prodotto identificabili anche sulla base dei rispettivi codici doganali sulla base della denominazione HS.

Attualmente molti prodotti, che non rientrerebbero formalmente tra quelli sottoposti alla normativa CCC, di fatto rischiano di venire bloccati in dogana. Per evitare le contestazioni legate ai prodotti che si collocano in questa “zona grigia” è possibile richiedere da un ente abilitato in Cina (inclusi IMQ, Rina ed altri enti di certificazione europei presenti in loco) una dichiarazione che certifica l’esclusione dalla normativa.

Sono anche esclusi dagli obblighi di certificazione prodotti destinati a impiego temporaneo (esposizione in occasione di fiere e mostre, utilizzo per test e esperimenti scientifici, ecc.) o alla realizzazione di linee di produzione in Cina oppure inclusi in altri beni che saranno riesportati.

Il Processo di certificazione

La procedure per il rilascio del marchio CCC - che generalmente richiedono dai tre ai sei mesi (i tempi si stanno allungando) - prevedono i seguenti passaggi:

  • Domanda presso un ente autorizzato (ACB: Authorized Certification Body). Gli organismi abilitati sono solo cinesi. Il più importante è lo stesso CQC (China Quality Certification Center).
  • Prove tipo sul prodotto effettuate presso un laboratori autorizzato (ATL: Authorized Testing Laboratory) che può essere localizzato anche in Europa. Il CQC infatti aderisce a un accordo internazionale di mutuo riconoscimento delle prove (CB Scheme) a cui aderiscono 42 paesi inclusa l’Italia.
  • Ispezione preliminare del luogo di produzione ad opera dell’ente di certificazione.
  • Valutazione dei risultati con conseguente rilascio del certificato (se il parere è favorevole).
  • Ispezione annuale di controllo sul luogo di produzione.

Organismi abilitati e prove di laboratorio

Per le aziende italiane che hanno bisogno di certificarsi l’obiettivo è, evidentemente, di affrontare la procedura evitando tutti i possibili malintesi con le controparti cinesi, minimizzando, possibilmente i costi. Viene indubbiamente in aiuto l’accordo CB Scheme che consente l’effettuazione delle prove anche presso laboratori italiani autorizzati (ATL).

Occorre naturalmente, che l’ente cinese ne riconosca la correttezza. Inoltre per i prodotti dove la normativa cinese si discosta da quella IEC, è frequente la richiesta di una ripetizione parziale in Cina.

E’ possibile anche affidare la gestione dell’intera procedura a un ente italiano o a un europeo presente nel nostro Paese, che operi anche sul mercato cinese (praticamente tutti i maggiori) e che abbia instaurato un rapporto di collaborazioni con gli enti di certificazione locali. E’ il caso, ad esempio di IMQ e del RINA.

Naturalmente non possono rilasciare una certificazione CCC, ma possono ottenere dal CQC una delega di fatto per eseguire le prove. In alcuni casi tale delega può essere estesa anche alle visite periodiche.

Gli Enti europei svolgono una funzione importante in quanto conoscono le norme cinesi di riferimento, le procedure, la terminologia e hanno acquisito una consistente esperienza che consente in molti casi di prevenire gli eventuali ritardi e malintesi che invece sono frequenti quando si affronta un Paese difficile come la Cina.

Normative in campo elettrico

Sicurezza e compatibilità elettromagnetica

Contraddistinte dalla sigla Gb (Guˇjia Biaozhun), le norme cinesi sono in gran parte derivate da quelle internazionali dell'IEC (International Electrotechnical Commission). Ma presentano anche delle differenze, le cosiddette “National Deviation”. La certificazione, può essere rilasciata soltanto da un Ente cinese riconosciuto e prevede due tipi di marchi:

  • CCC" con lettera "S" rilasciato per la conformità dei prodotti ai soli requisiti di Sicurezza Elettrica (Safety)
  • CCC" con lettere "S&E" rilasciato per la conformità prodotti ai requisiti di sicurezza (Safety) e Compatibilità Elettromagnetica (Emc).

Il principale ente di certificazione cinese, CQC (China quality certification center) rilascia anche una propria certificazione volontaria (CQC Mark) per prodotti non sottoposti all’obbligo di certificazione CCC.

Energy label

Per i prodotti elettrici, accanto alla normativa CCC è obbligatoria anche l’attribuzione del China Energy Label che richiede al produttore di dichiarare l’efficienza energetica nel manuale d’uso del prodotto e di marchiare il prodotto con un’etichetta. Il produttore deve quindi richiedere la registrazione a un ente autorizzato entro 30 giorni dal momento in cui ha applicato l’Energy Label sul prodotto.

I prodotti oggetto della regolamentazione sono attualmente: condizionatori, audio/radio, ballast per lampade fluorescenti, lavatrici, ferri da stiro, frigoriferi, apparecchi per la cottura del riso, televisori, motori elettrici, stampanti. Ma la lista viene aggiornata (e incrementata) ogni anno.

Lavorazioni e imballi

Da tre anni è entrata in vigore in Cina anche la regolamentazione sulle limitazioni d’impiego di sostanze nocive nelle lavorazioni dei prodotti elettrici ed elettronici e relativi imballi. I prodotti in questione sono: piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente, bifenili ed eteri di difenile polibromurati.

E’ simile alla Direttiva Europea RoHs (stesse sostanze). Identificazione, quantitativi delle sostanze nocive presenti, loro posizione, procedura di riciclo e ciclo di vita devono essere indicati sul manuale allegato ai prodotti e imballo. La lista non è chiusa e prevede l’inserimento di nuove sostanze da parte delle autorità locali.

Approfondimenti on line

China Quality Certification Center

Sito del principale Ente di certificazione cinese. Riporta dati aggiornati sulle nuove normative di prodotto.

CCC-Mark

Sito con elenco dettagliato (ma aggiornato con ritardo) dei prodotti sottoposti alle normative CCC

China-CCC-Certification

Sito che riporta notizie e informazione sul sistema di certificazione CCC

China Certification

Sito in tedesco e inglese con una lista relativamente aggiornata dei prodotti sottoposti a normativa CCC.

In collaborazione con Radiocor Sole 24 Ore