Risultati sondaggio Brevetto unitario e impresa

I dati ricavabili dal sondaggio, condotto presso gli abbonati di Newsmercati lo scorso aprile, forniscono interessanti indicazioni sul tema del c.d. Brevetto unitario.

Il tessuto produttivo italiano sottolinea, in primo luogo, l’importanza strategica degli asset intangibili (il 56% degli intervistati definisce la Proprietà Industriale “molto importante”).

Le aziende si dicono ampiamente favorevoli all’adozione di un Tribunale Unico dei brevetti di matrice sovranazionale (67%), pur riconoscendo una scarsa (50%) o inesistente (37%) conoscenza dell’argomento e delle possibili implicazioni.

In pratica, si rileva una predisposizione positiva dell’impresa rispetto a un sistema di tutela della proprietà industriale che dalla prospettiva domestica si apra a una dimensione internazionale. Elemento, questo, ancor più significativo laddove si consideri che gli intervistati hanno manifestato una certa consuetudine ad utilizzare la Proprietà Industriale nei mercati esteri:

  • il 17% è risultato titolare di oltre 10 brevetti esteri
  • il 4% del campione supera i 30 brevetti validi fuori dai confini nazionali
  • il 53% ha almeno un brevetto esteso all’estero.

E’ ormai nota la posizione di Confindustria, alla quale fa eco Assonime, che si sono favorevolmente espresse sia in relazione al sistema del brevetto unitario, sia in relazione al Tribunale unitario.

Il sondaggio “Newsmercati” conferma questa impostazione, rappresentando un mondo dell’impresa che coglie nei nuovi strumenti che si vanno profilando a livello comunitario più motivi di stimolo e di crescita che ragioni di preoccupazione (indicativo a questo riguardo è anche il dato relativo al c.d. “trilinguismo” rispetto al quale il campione manifesta preoccupazione, sebbene in termini moderati).

Rimane di fondamentale importanza un’attività di attenta, continua e critica analisi sui molti e complessi temi ancora aperti, che saranno oggetto di ulteriore negoziazione e discussione nella sede comunitaria. In particolare, preme sottolineare un aspetto centrale e che riguarda la qualità del sistema brevettuale nel suo complesso.

Il sondaggio conferma che, anche in una condizione di estrema contrazione dell’economia come quella attuale, coloro i quali possano vantare diritti di privativa brevettuale davvero forti ed incisivi non hanno particolari esitazioni ad azionarli, anche all’estero ed anche in mercati nei quali i costi delle attività legali sono elevati (si pensi, ad esempio, alla Gran Bretagna o agli Stati Uniti), pur di garantirsi l’effettività dell’esclusiva sul mercato per il periodo di validità del brevetto.

Il sistema del brevetto unitario potrebbe favorire ulteriormente questo approccio, a condizione che si colga l’occasione per implementare criteri di esame delle domande di brevetto ancor più rigorosi di quelli attuali, capaci di fare vera selezione e riconoscere il privilegio dell’esclusiva alle sole invenzioni davvero meritevoli, stimolando così in maniera convinta una concorrenza verso l’alto che potrebbe costituire consistente incentivo ad innovare e quindi a rilanciare la competitività del tessuto produttivo.

Se il brevetto che verrà concesso sarà supportato da una presunzione di validità più forte di quella attuale, i riflessi positivi si potrebbero cogliere anche nella fase di enforcement della privativa. Chi si rivolgerà al Tribunale unitario potrà farlo in condizioni di maggior sicurezza contando su un titolo con minori probabilità di essere sconfessato in sede giurisdizionale. D’altra parte sul mercato si produrrebbe un duplice effetto virtuoso tale per cui:

  • da un parte, la presenza stessa del brevetto (i cui costi di deposito e mantenimento diminuiranno) costituirà un effettivo elemento di deterrente da operazioni di natura contraffattoria
  • dall’altra, si assisterà ad una riduzione dei titoli richiesti a fini “dissuasivi”, i cui costi hanno comunque ricaduta sul mercato, anche dei consumatori.

Su tutto ciò è necessario continuare a lavorare e confrontarsi, predisponendo mezzi adeguati per consentire a tutti i soggetti interessati di informarsi ed esprimere le loro valutazioni, così da poter trasferire una posizione effettivamente consapevole, critica e condivisa nella sede comunitaria. Il sondaggio Newsmercati è un valido esempio di come si potrebbe, concretamente, provvedere e procedere.

Infine è doveroso un aggiornamento in merito all’azione proposta dall’Italia di fronte alla Corte di Giustizia della Comunità Europea (vedi Newsmercati n. 152), limitandoci a riferire che il ricorso dell’Italia e della Spagna è stato respinto con sentenza del 16 aprile 2013 (Cause Riunite C 274-11).

Avv. Massimiliano Patrini