Wine monitor, l'osservatorio Nomisma sul mercato del vino

In uno scenario contraddistinto da consumi in continua diminuzione a livello nazionale e, all'opposto, da crescite esponenziali nei paesi extra-europei, le imprese italiane del vino hanno sempre più bisogno di strumenti utili alla comprensione delle tendenze e delle dinamiche in atto nei diversi contesti di consumo.

Il 2012 ha consegnato alla storia un ulteriore record dell’export, con il raggiungimento dei 4,66 miliardi di euro di vini venduti oltre confine (+6,6% rispetto al 2011) per un quantitativo pari a 21 milioni di ettolitri, in calo di quasi il 9% rispetto all’anno precedente.

Ormai metà del vino prodotto in Italia viene consumato all’estero (nel 1995 gli italiani si bevevano 35 milioni di ettolitri di vino, più del 60% dell’intera produzione nazionale).

Anche i paesi di destinazione segnalano un’evoluzione: sempre nel 1995, l’Unione Europea pesava per il 70% sul valore delle nostre esportazioni vinicole. Oggi, tale percentuale si è ridimensionata al 52%. In altre parole, il futuro del vino italiano sembra essere legato a mercati geograficamente sempre più distanti. E qui si gioca la vera sfida per le nostre aziende.

In Italia, i produttori di vino che possono vantare un fatturato superiore ai 50 milioni sono meno di 30. A questo “ridotto” aggregato di medie e grandi imprese si deve quasi il 40% dell’export complessivo. Questo significa che il rimanente 60% del vino italiano viene esportato da piccole e medie imprese, operatori cioè che nella maggior parte dei casi non possiedono un export manager o più semplicemente mancano di quella forza commerciale e organizzativa in grado di rispondere in modo efficace alle sollecitazioni che derivano dai mercati lontani.

D’altronde, neanche le imprese più strutturate riescono sempre a tenere la posizione in questi contesti: basti pensare alla Cina, dove a fronte di una crescita delle importazioni di vini imbottigliati che, nel giro di dieci anni, sono passate da 9 a 1.376 milioni di dollari, la quota dell’Italia è scesa dall’8% al 5,7%. Chi ci ha guadagnato sono stati soprattutto i vini francesi, cresciuti dal 43% al 53%.

Eppure i consumi di vino nel mondo si muovono dai mercati tradizionali a quelli emergenti in tempi relativamente rapidi: se nel 2002 i BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) pesavano per appena il 2,2% nelle importazioni mondiali di vino, oggi questa incidenza è arrivata a superare il 9%. E le previsioni per i prossimi anni dicono che questa dinamica si rafforzerà ulteriormente, con nuovi paesi - in particolare del Sud Est asiatico - che entreranno a far parte di questi mercati di vino “in formazione” il cui peso a livello complessivo tenderà sempre di più a crescere.

Wine Monitor

Per seguire con attenzione tali dinamiche nasce Wine Monitor, che aiuterà i produttori italiani a capire in maniera approfondita e in tempo reale i cambiamenti nel mercato del vino, sia a livello nazionale che mondiale.

Il progetto di Nomisma conta sull’apporto scientifico di analisti economici e di mercato, di esperti di comunicazione, promozione ed internazionalizzazione del vino, oltre che sulla collaborazione con enti ed istituti in grado di fornire informazioni di mercato (tra questi figurano Symphony IRI, Demetra e Borsa Merci Telematica Italiana).

Attraverso il sito www.winemonitor.it, Nomisma offre:

  • dati e informazioni aggiornate su produzioni, scambi commerciali, andamento dei consumi, trend nei prezzi ed altre indicazioni strategiche sul mercato del vino 
  • servizi specifici derivanti dal monitoraggio mensile delle importazioni di vino sui diversi mercati esteri, dal confronto periodico con un panel permanente di intermediari commerciali internazionali (buyer, importatori, opinion leader), dall’implementazione di survey specifiche su consumatori ed imprese, dalla formulazione di previsioni a medio termine sui consumi di vino nei principali mercati mondiali.

Informazioni
Denis Pantini
comunicazione@winemonitor.it