World Investment Report 2013

Secondo il report dell'UNCTAD i flussi degli investimenti diretti esteri nel 2012 sono diminuiti del 18% principalmente a causa della persistente fragilità macroeconomica e delle incertezze politiche. Gli analisti si attendono una modesta ripresa degli investimenti nel prossimo biennio.

La diminuzione degli investimenti a livello globale è in contrasto con la crescita, seppur modesta, di tutte le altre variabili macroeconomiche: Pil, scambi commerciali e occupazione. L’incertezza e la volatilità che hanno contraddistinto lo scenario mondiale negli ultimi tempi pesano sulle scelte degli investitori che preferiscono la cautela.

Nel 2012, per la prima volta nella storia, le Economie in via di sviluppo hanno assorbito più investimenti dei Paesi economicamente avanzati con 4 Paesi in via di sviluppo nei primi 5 posti della classifica mondiale per attrazione di IDE.

Anche a livello di flussi di investimenti in uscita cresce il ruolo delle Economie in via di sviluppo che rappresentano oggi un terzo del totale (e il trend è destinato a consolidarsi nei prossimi anni).

Gli IDE crescono in Africa e America Latina

Nel 2012, ben 22 dei 38 Paesi sviluppati hanno registrato una riduzione degli investimenti esteri in uscita. E gli IDE in entrata sono diminuiti del 32% a un livello pari a quello raggiunto 10 anni fa. L’Unione Europea è responsabile dei due terzi della caduta.

L’Africa ha incrementato del 5% gli investimenti esteri in entrata (in particolare nell’industria estrattiva, ma anche nel manifatturiero e nei servizi all’industria).

Gli investimenti esteri diretti verso le economie emergenti asiatiche sono diminuiti del 7%, anche se rimangono a livelli piuttosto sostenuti grazie in particolare ai paesi come Cambogia e Vietnam che hanno ancora bassi costi del lavoro.

In America centrale e nei Caraibi la riduzione è stata del 2%, mentre in America Latina gli IDE sono cresciuti del 12%.

I Paesi Brics (Brasile, USA, Cina, India e Sudafrica) continuano ad essere le principali fonti di investimenti esteri tra le economie emergenti. Gli investimenti di queste 5 economie sono passati dai 7 miliardi di dollari del 2000 ai 145 miliardi del 2012.

Trend delle politiche di investimento

Negli ultimi anni si sono manifestate nuove criticità e nuove sfide a livello globale (crisi finanziarie, problematiche alimentari e ambientali, forti squilibri nella redistribuzione della ricchezza…) che stanno modificando le tradizionali politiche economiche, fiscali, monetarie e di supporto agli investimenti.

Le crisi finanziarie hanno accresciuto il ruolo dei governi nell’economia sia nei paesi avanzati sia in quelli emergenti. I problemi hanno assunto una dimensione planetaria che nessun paese da solo è in grado di gestire e risolvere.

Per superare la crisi e accrescere la produttività i governi sono impegnati a:

  • definire nuovi sistemi di incentivi soprattutto a favore dei settori tecnologicamente avanzati
  • attrarre investimenti in grado di promuovere lo sviluppo sostenibile
  • difendere i propri sistemi industriali per contrastare il crescente fenomeno della disoccupazione (con conseguenti rischi di protezionismo)
  • privilegiare gli accordi di cooperazione a livello regionale o bilaterale piuttosto che a livello multilaterale.

World Investment Report 2013

Enrico Forzato

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La classificazione dei Paesi adottata nel report è quella dell’United Nations Statistical Office.

  • Paesi sviluppati: membri OECD (senza Cile, Messico, Corea e Turchia), i nuovi membri Ue che non fanno parte del gruppo OECD (Bulgaria, Cipro, Estonia, Lituania, Malta e Romania)
  • Economie in transizione: Sud-Est Europa, CSI e Georgia
  • Economie in via di sviluppo: tutte le altre economie (i dati relativi alla Cina non comprendono quelli di Hong Kong, Macao e Taiwan).